Tipologie di telelavoro.

Possiamo individuare varie tipologie di telelavoro utilizzando la classificazione adottata dai ricercatori dell’Ufficio Internazionale del Lavoro di Ginevra, che definiscono il fenomeno in esame come “qualunque forma di lavoro effettuata in un luogo distante dall’ufficio centrale o dal centro di produzione e che implichi una nuova tecnologia che permetta la separazione e faciliti la comunicazione”.

  • Telelavoratori domiciliari (home based). Si tratta del telelavoro “classico”, che permette al lavoratore di svolgere la propria attività da casa almeno un giorno per settimana lavorativa. I telelavoratori possono essere sia lavoratori dipendenti sia autonomi, utilizzano il PC e si relazionano con l’ufficio mediante il telefono, il fax o l’email.
  • Telelavoratori occasionali. Si distinguono dal gruppo precedente perché svolgono telelavoro domiciliare per meno di un giorno alla settimana.
  • Telelavoratori mobili. Sono i lavoratori che trascorrono almeno 10 ore alla settimana fuori dall’ufficio e in tali periodi si collegano all’azienda tramite connessioni di rete con il computer.
  • Lavoratori mobili in ufficio a casa (SOHO). Sono lavoratori in proprio che utilizzano la propria abitazione come posto di lavoro principale e comunicano con clienti e partner in affari tramite le tecnologie ICT. 

Interessante è riferirsi anche alle definizioni adottate dal progetto Biser, dal momento che esse partono dalla consapevolezza della relazione tra telelavoro e e-work, tale che il primo fa parte del secondo. In tal caso possiamo individuare:

  • Addetti del settore dei Servizi ad alta intensità di conoscenza. Sono i lavoratori dei settori economici NACE ad alta intensità di conoscenza (Poste e Telecomunicazioni, Trasporti aerei, Trasporti marittimi e per vie d’acqua, Istruzione, sanità e assistenza sociale, Informatica, Ricerca e sviluppo, etc) caratterizzati dalla necessità di manodopera esperta e qualificata nell’uso delle tecnologie informatiche e telematiche. Le aziende operanti in tali settori, infatti, si occupano principalmente di raccolta, trattamento e trasferimento di informazioni e rappresentano importanti utenti delle nuove tecnologie dell’informazione.
  • Lavoratori che utilizzano la telecooperazione. Telelavorare oggi non significa più esclusivamente cambiare il luogo in cui si svolge la propria attività: le ICT ci consentono di lavorare in maniera nuova pur restando in ufficio. Appositi software di videoconferenza e siti di supporto per il groupware permettono di cooperare a distanza con colleghi e persone di altre aziende, con il vantaggio di far aumentare la produttività del team senza comportare spostamenti di luogo o cambi di abitudini dei lavoratori.
  • Telelavoratori a domicilio. Sono i telelavoratori nel senso tradizionale del termine, ossia coloro che, per maggiore o minor tempo, svolgono l’attività da casa grazie a tecnologie della comunicazione generalmente messe a disposizione dell’azienda.
  • Telelavoratori mobili. Sono lavoratori che si spostano per motivi professionali e che utilizzano le tecnologie per restare in contatto con l’azienda.
  • Telelavoratori multilocational (e-worker). Sono lavoratori che, grazie alle tecnologie, lavorano senza condizionamenti circa il luogo di lavoro.

Occorre tuttavia menzionare la più tradizionale classificazione del telelavoro, che, definendo quest’ultimo come lavoro “sganciato” dalla geografia aziendale, ne definisce  le tipologie sulla base del luogo dal quale viene effettivamente svolto. Possiamo distinguere cinque tipi di telelavoro:

  • Telelavoro da casa o domiciliare. Questa forma di telelavoro permette al lavoratore di svolgere l’attività presso la propria  abitazione, utilizzando le tecnologie che gli consentono un’elevata autonomia e una valida comunicazione con i suoi referenti. Essa si rivolge sia a lavoratori dipendenti, sia a quelli autonomi e ai liberi professionisti che svolgono un’attività ad elevato contenuto professionale. Pur essendo la tipologia più diffusa, è anche quella più problematica sia sul piano aziendale sia su quello individuale: l’azienda deve adottare un nuovo stile di gestione delle risorse umane focalizzato sui risultati raggiunti e trovare un punto di equilibrio tra autonomia del lavoratore e suo allineamento agli obiettivi aziendali; il lavoratore, pur godendo di maggiore flessibilità nella gestione della propria attività, deve rinunciare a molte occasioni di interazione sociale e rischia di lavorare senza fine confondendo tempo per il  lavoro e tempo per la vita privata.
  • Telelavoro mobile. In questa tipologia il lavoratore può svolgere varie attività a prescindere da un luogo preciso grazie all’utilizzo di tecnologie informatiche e telematiche portatili (pc portatile, fax-modem, cellulare). Tale soluzione è per lo più dedicata a quelle categorie professionali che necessitano di un contatto diretto con i clienti, come nel caso dei venditori e dei rappresentanti.
  • Telelavoro da centri satellite o di vicinanza. Questa tipologia prevede il ricorso a centri per il telelavoro, definiti “telecentri”: si tratta di strutture attrezzate con tecnologie per il lavoro e la comunicazione dove trovano ospitalità persone di varia estrazione e di diverse aziende, accomunate solo dalla vicinanza geografica del centro alla propria abitazione. Tali strutture offrono anche una serie di servizi collettivi (quali sale riunioni, accesso a Internet, sistemi di videoconferenza, corsi di formazione, asili nido) che costituiscono uno “spazio comunitario” che favorisce la socializzazione degli utenti e la familiarizzazione con le tecnologie.
  • Telelavoro office-to-office. In tal caso telelavorare significa far parte di un team disseminato per il mondo che svolge le sue attività grazie alle tecniche di groupware o tramite Internet, senza richiedere al lavoratore di abbandonare la scrivania e l’ufficio.
  • Azienda virtuale. In  questa tipologia i telelavoratori vengono organizzati per un incarico o uno scopo specifico senza richiedere la loro presenza fisica in uno stesso luogo: essi, delocalizzati in varie parti del mondo, interagiscono in vista dell’obiettivo da raggiungere utilizzando l tecnologie della comunicazione. Si tratta di una soluzione vantaggiosa per l’azienda che può ridurre i costi fissi e acquisire una maggiore flessibilità:  essa sarà in grado di accedere ad un mercato più vasto, potrà favorire l’occupazione in aree depresse o isolate e consentirà l’integrazione nel mondo del lavoro di soggetti portatori di handicap fisici.

Nella pratica non si incontrano forme pure di telelavoro, ma modalità “miste” che integrano e combinano varie tipologie. La classificazione proposta è stata molto utile in passato per definire le direttrici di sviluppo, ma oggi, alla luce dell’evoluzione del concetto stesso di telelavoro, essa ha molto meno senso.

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