Dati del progetto Biser

Il progetto Biser (Benchmarking the Information Society e-Europe Indicators for European Regions), finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del V programma quadro, si propone di rilevare il grado di sviluppo della Società dell’Informazione delle regioni europee. Il team di ricerca ha fornito, insieme ai dati, una metodologia scientifica e strumenti analitici riutilizzabili in successive rilevazioni periodiche, atte ad osservare, sulla base di un numero minimo di variabili, il progresso e le criticità della e-society.
Sono state condotte due ampie survey in 28 regioni europee (delle quali 4 sono italiane: Lombardia, Toscana, Lazio e Sicilia) tra il 2001 e il 2003: una “Regional Population Survey” su un campione rappresentativo di 11.300 cittadini, e una “Regional Decision Maker Survey” su un campione rappresentativo di 8.500 dirigenti di varie aziende. La ricerca consente di evidenziare le differenze a livello regionale in relazione all’utilizzo delle ICT e all’adozione delle nuove forme di lavoro e di interazione.

I risultati mostrano che lo sviluppo dell’e-work nel territorio europeo è estremamente diversificato, non solo tra paesi diversi, ma anche all’interno di una stessa nazione. Come mostra la tabella che segue, in materia di ICT  tutti hanno il loro nord e sud: ad esempio, se consideriamo i telelavoratori mobili, a fronte di una media complessiva del 4%, in Italia il fenomeno è quasi inesistente in Toscana e Sicilia, mentre supera la media nel Lazio e in Lombardia.

Regione Nazione Lavoratori della conoscenza Net-Workers TL domiciliari TLMobili
Salzburg AT 28 52 9 2
Liege BE 40 35 7 4
Stuttgart DE 27 53 12 7
Darmstadt DE 36 56 21 5
Mecklenburg-Western Pomerania DE 25 41 9 5
Braunschweig DE 29 43 10 3
Magdeburg DE 26 38 10 3
Fyn DK 42 44 13 4
Castile-Leon ES 23 18 2 1
Catalonia ES 25 26 5 3
Central Finland FI 35 40 10 5
Ile-de-France FR 45 47 3 3
Nord/Pas-de-Calais FR 32 34 5 4
Brittany FR 32 29 1 2
Languedoc-Roussillon FR 36 27 3 3
Central Macedonia GR 20 2 3 0
Border, Midlands and Western IE 23 31 9 3
Lombardy IT 26 39 6 6
Tuscany IT 24 31 5 1
Lazio IT 33 27 6 7
Sicily IT 29 22 5 1
Friesland NL 34 39 9 5
Lisboa e Vale do Tejo PT 26 38 7 6
Smaland and islands SE 38 49 14 9
Tees Valley and Durham UK 32 39 8 5
Greater Manchester UK 36 46 11 4
Leicestershire, Rutland and Northants UK 35 43 12 8
Berkshire, Bucks and Oxfordshire UK 45 61 19 13

Nota: Valori in % degli occupati
Fonte: Elaborazione P. Di Nicola su dati BISER.

I diversi aspetti del telelavoro sono in stretta relazione tra loro: nelle aree in cui è più sviluppato l’home telework, è molto frequente anche il multilocational work e maggiore è l’impiego delle ICT per operare a distanza anche tra i non-telelavoratori. Basta osservare i due grafici seguenti, che mostrano la correlazione tra knowledge workers e, rispettivamente, e-workers e telelavoratori domiciliari nell’ambito delle 28 regioni considerate: entrambe le rette di regressione sono positive, a dimostrazione dell’esistenza di una forte dipendenza tra le variabili considerate.

Indice di correlazione di Pearson = 0,56 significativo al livello 0,002

Indice di correlazione di Pearson = 0,404 significativo al livello 0,05

Nelle 28 regioni la presenza di telelavoratori è estremamente diversificata, passando dal 3% della forza lavoro al 27%, una differenza difficilmente ascrivibile al caso e che va analizzata considerando ulteriori variabili, quali il reddito e la popolazione. Dall’analisi risulta, infatti, che la diffusione del telelavoro è positivamente correlata con la diffusione di ricchezza: le regioni con il miglior PIL pro capite sono quelle in cui si usa di più la telecooperazione e l’e-work, e in cui la disoccupazione è ai minimi europei. Ad esempio, nell’area inglese di Oxford, dove  telelavoro si trova ai massimi livelli europei, il PIL pro capite è di oltre 27 mila euro e la disoccupazione è pari al 2%.
Inoltre, la quota di telelavoratori è correlata anche al numero di brevetti di ricerca e sviluppo, rapportati alla popolazione lavorativa, di cui è stata chiesta la registrazione. Questa variabile rappresenta un importante indicatore della penetrazione della knowledge economy e delle potenzialità innovative delle regioni.
Il paradosso che deriva dai dati è evidente: se è vero che il telelavoro consente di allargare il mercato del lavoro e incentivare lo sviluppo economico, dovrebbe essere implementato maggiormente proprio nelle aree che hanno bisogno di rivitalizzarsi. Nella realtà, tuttavia, accade esattamente il contrario: il telelavoro è più diffuso nelle aree già sviluppate. Di conseguenza, da leva strategica per lo sviluppo, diventa un ulteriore elemento di disparità per le aree svantaggiate.

Le 28 regioni possono essere classificate in 5 gruppi a cui corrispondono diversi livelli di sviluppo della Società dell’Informazione e specifiche caratteristiche strutturali.
Un primo gruppo è costituito da regioni a bassissima penetrazione di e-work (il 3%), tra le quali ritroviamo Castile-Leon (SP), Brittany (FR) e Central Macedonia (GR). Sono aree caratterizzate da un PIL per abitante al di sotto della media (16 mila euro anziché 21), da un’economia prevalentemente agricola e da una bassissima densità abitativa (76 individui per km quadrato, a fronte di una media di 224 abitanti). Sono le regioni che costituiscono la periferia sud del campione, quella che, essendo meno sviluppata, necessita di interventi strutturali importanti per modificare la sua difficile situazione di arretratezza.
Le regioni a bassa penetrazione dell’e-work sono: Catatonia (SP), Ile-de-France e Languedoc-Rousillon (FR), Toscana e Sicilia (IT). In queste aree il telelavoro interessa il 6% della forza lavoro e il PIL, come la quota dei lavoratori dei settori ad alta intensità di ICT, rientra nella media europea. Questo gruppo si differenzia dal primo perché è costituito dalle regioni con la più alta densità di popolazione (306 abitanti per km quadrato) e con il maggior numero di grandi città sopra i 100 mila abitanti. Nonostante tali caratteristiche – che potrebbero far primeggiare tali aree anche nel telelavoro – le nuove forme di lavoro supportate dalle ICT non sono applicabili perché l’economia di queste regioni si basa sul settore industriale e sui servizi a basso contenuto tecnologico.
In dieci regioni (tra le quali Stuttgard e Braunschweig in GE, Fyn in DK, Central Finland in FI) il telelavoro interessa il 13,7% degli occuparti e in tre la percentuale sale fino al 23% (Darmstadt in GE, Smaland and islands in Svezia e Berkshire, Buks and Oxfordshire in UK): sono le aree in cui la diffusione del telelavoro è maggiore che nel resto del campione e che si caratterizzano come quelle più ricche e con il minor tasso di disoccupazione. Le città sono di media dimensione e la capacità di innovazione è superiore alla media: il numero di brevetti rispetto agli occupati, infatti, raggiunge il doppio della media. Il settore economico più sviluppato è quello che si basa sulla conoscenza e le ICT e la cultura di Internet è fortemente radicata: più del 60%delle imprese ha un sito web, i due terzi delle imprese mette a disposizione dei dipendenti l’uso delle email e l’utilizzo di Internet è consolidato da oltre 5 anni. È evidente che la diffusione del telelavoro è un effetto della penetrazione delle ICT nelle economie nazionali, che hanno subito un’importante trasformazione culturale e infrastrutturali passando da economie tradizionali a economie basate sulla conoscenza.

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