Accordo europeo sul telelavoro: Danimarca

In Danimarca il governo ha lasciato l’attuazione dell’accordo europeo sul telelavoro alle parti sociali, in linea con la prassi tradizionale nell’abito della regolazione del mercato del lavoro (regolazione determinata in larga misura da questi attori attraverso la contrattazione collettiva). Tuttavia ci sono delle differenze nel modo in cui i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro indipendenti hanno gestito l’attuazione dell’accordo a livello confederale e settoriale.

A livello confederale, il Ministero della Finanza e il  Kommunernes Landsforening (KL), che rappresenta i lavoratori all’interno dei settori del governo locale e dello Stato, e i sindacati equivalenti (Central-organisationernes Fællesudvalg (CFU) e Kommunale Tjenestemænd og Overenskomstansatte (KTO) ) hanno deciso di includere un riferimento all’accordo europeo in quello esistente sul tele- e homework. Questa decisione è stata assunta perché il telelavoro era già regolato nel settore pubblico danese, tuttavia è discutibile che questa strategia comporti l’implementazione dell’accordo sul telelavoro attraverso i contratti collettivi.
Nel settore privato, molti sindacati e associazioni dei datori di lavoro hanno seguito una procedura simile, mentre altri hanno sviluppato metodi alternativi o hanno scelto di non attuare l’accordo. Non è stato raggiunto nessun accordo a livello confederale: la confederazione dei datori di lavoro, la Dansk Arbejdsiverforening (DA), preferisce un set di linee guida, mentre la Landsorganisationen i Danmark (LO) opta per i contratti collettivi. L’esito delle negoziazioni resta incerto. La riluttanza della DA a negoziare un accordo è rinforzata dalla constatazione che altri paesi europei, pur avendo forti tradizioni nella regolazione attraverso i contratti collettivi, hanno scelto le linee guida per le good practices.  In sostanza, il tipo di politica, e in particolare i principi si auto-regolamentazione su cui si basa, ha innescato nuovi giochi di potere tra sindacati e associazioni di datori di lavoro, aprendo la strada a metodi di attuazione alternativi, che si discostano dalle tradizionali prassi danesi in materia di regolazione del mercato del lavoro.

A livello settoriale, la grande maggioranza dei sindacati e delle associazioni dei datori di lavoro di settore hanno fallito nell’attuazione dell’accordo sul telelavoro. Tuttavia, il processo è riuscito nei due settori principali, quello dell’industria manifatturiera e quello dei servizi commerciali. In entrambi i casi, l’accordo europeo è stato replicato negli esistenti contratti collettivi o è stato utilizzato un metodo simile a quello del settore pubblico. I sindacati e delle associazioni dei datori di lavoro hanno evidenziato una serie di ragioni per il fallimento dell’attuazione dell’accordo nel settore privato: nella maggior parte dei casi, avevano già regolato il telelavoro nei contratti collettivi o ritenevano che la questione fosse irrilevante per i loro membri data la natura del lavoro.  Quasi nessuno di loro aveva ricevuto dai membri la richiesta di implementare l’accordo sul telelavoro e alcuni hanno sostenuto di non sentirsi obbligati data la natura volontaria del contratto.

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