Accordo Europeo sul telelavoro: Ungheria

L’Ungheria è uno dei Paesi che non ha sviluppato nessun metodo alternativo di implementazione, ma ha preferito seguire le prassi tradizionali: nel maggio 2004, infatti, ha trasposto l’accordo europeo sul telelavoro nella legislazione, che dava la priorità ai contratti sul telelavoro firmati a livello settoriale.
Durante il processo di implementazione, il governo ha assunto un ruolo dominante, mentre le parti sociali hanno contribuito solo attraverso consultazioni, tanto che alcuni sindacati e associazioni dei datori di lavoro si sono opposti ad una forma di regolazione così rigida.
Anche le parti sociali avevano proposto che il telelavoro fosse regolato attraverso la legislazione, dal momento che non avevano le risorse in termini di esperienze legali necessarie a trasporre il telelavoro nei contratti collettivi. In Ungheria il dialogo sociale era povero e tale era anche la posizione delle parti sociali. In questo paese, infatti, la densità dei sindacati è solo del 20% e spesso tali attori non sono presenti nelle imprese con meno di 10 dipendenti, che è la dimensione aziendale più comune.

La scelta della legislazione è stata dettata dalla combinazione di tutti questi fattori: carenza di risorse delle parti sociali, bassa densità dei sindacati e scarso dialogo sociale. Pertanto, in questo contesto, la natura volontaria dell’accordo europeo sul telelavoro e i suoi principi di auto-regolazione hanno avuto un’influenza limitata sul processo di implementazione.

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