Telelavoro, Smart Work, Lavoro Agile: quanta confusione.

lampadine

La pubblicazione di un disegno di legge di iniziativa governativa sul lavoro agile ha mosso molto le acque già agitate degli esperti (e presunti tali) di nuove forme di lavoro. Giuliano Cazzola, ex Senatore del PDL e oggi docente presso una Università telematica, ha  dichiarato a LaPresse che lo Smart Working sarebbe una forma di lavoro di serie B, per il quale  peraltro ” le norme sul licenziamento sembrano molto piu lasche,  molto più generiche e meno tutelanti rispetto a quelle vigenti.” Per fortuna di questo non vi è traccia nella proposta del Governo, che essendo indirizzata ai lavoratori dipendenti, non ne mette in discussione le tutele contro i licenziamenti (siano esse, dopo il Jobs Act, eccessive o carenti). In altra parte del blog abbiamo analizzato invece un Disegno di legge presentato da alcuni senatori di AP, che definisce il Lavoro Agile come una forma di lavoro di ricerca da svolgere con un contratto finalizzato alla realizzazione di un progetto. La Provincia Autonoma di Trento, nell’ambito della giornata del Lavoro Agile tenutasi lo scorso 18 febbraio ha invece spiegato a La Voce del Trentino la propria politica in materia: “Attualmente in Provincia sono 238 le persone che lavorano in modalità di telelavoro strutturato (130 a domicilio e 108 in telecentri) e 33 i responsabili che svolgono la propria attività anche con il telelavoro mobile. Prossimamente è previsto un bando per 300 nuove postazioni domiciliari e presso telecentri, oltre all’avvio della sperimentazione di circa 50 postazioni di smart working a costo zero per la Provincia ed altrettante nuove postazioni di lavoro mobile per dirigenti e direttori”.

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