Faq

Qual è la differenza tra “telecottage” e “telecentro”?

Un “Telecottage” é di solito una “struttura pubblica” sorta per facilitare l’ insegnamento, l’accesso alla tecnologia, l’accesso al lavoro etc. per la comunità locale. Il movimento dei Telecottages é iniziato in Svezia e l’idea é stata ripresa largamente, sopratutto nel Regno Unito dove all’ultimo censimento c’erano circa 200 telecottages. Si tratta di strutture che enfatizzare “il sostegno sociale” ai loro utenti, alcuni dei quali vi lavoreranno a tempo pieno, altri vi “entreranno”solo per usare alcune strutture, prenotandosi, ad esempio, per frequentare alcuni corsi.

Un “Telecentro” suggerisce l’idea di una struttura più orientata commercialmente, creata per fornire stazioni di lavoro per persone che possono lavorare a tempo pieno, ma che vogliono farlo lontano dal loro “ufficio funzionale” di impiegato e non da casa. I Telecentri pongono più enfasi sul fatto di fornire un ambiente di lavoro ben organizzato, sicuro ed ininterrotto per le persone che hanno bisogno di un posto dove fare progressi con il lavoro ed essere facilmente collegati con i loro impiegati, colleghi, clienti etc.


Como posso trovare lavoro come telelavoratore?

Chiunque voglia iniziare un percorso da telelavoratore, deve porsi le giuste domande! Partendo dal presupposto che il telelavoro non è un mestiere né una professione, dobbiamo chiederci che lavoro vogliamo svolgere, tenendo presente che sono sempre più numerose le attività telelavorabili. Patrizio Di Nicola ci spiega il giusto approccio:

“Come trovare lavoro come Telelavoratore ?” e’ una domanda alla quale sarebbe impossibile dare una risposta ragionevole senza scrivere un trattato od un libro. Eccone i motivi :

  • “Telelavorare” non e’ un mestiere, una professione, ma solo un modo di fare un lavoro. Cosi’ la domanda: “come trovare lavoro come Telelavoratore”, puo’ avere come risposta: “Dimmi che lavoro fai !”. Il seguito potrebbe essere : “Che lavoro puo’ essere svolto telelavorando ?”, con la risposta: “In linea di principio qualunque lavoro, ma dimmi che lavoro vorresti fare ?”. Potremmo continuare a lungo …
  • Il Telelavoro” puo’ anche assumere diverse forme. Potresti dire: “Sono un impiegato, come posso convincere il mio datore di lavoro a farmi telelavorare ?”. Oppure: “Sto diventando ridondante quindi voglio trovare una alternativa, quale tipo di lavoro posso fare lavorando da casa ?”.

Dobbiamo analizzare almeno tre aspetti collegati alla nostra scelta:

  1. Quanto siamo pronti io e la mia famiglia? Quali potrebbero essere le ripercussioni sul nostro ambiente familiare?
  2. Quanto è pronto il mio mercato? Il mercato nel quale vogliamo piazzare le nostre compente è pronto ad accoglierci come telelavoratori?
  3. Quanto è pronto il mio luogo di lavoro? è fondamentale accertarsi di avere un luogo adatto al telelavoro: se si decide di lavorare da casa bisogna avere uno “spazio protetto”, isolato dalle distrazioni quotidiane e che ci permetta di chiudere la porta e tornare alla vita privata.

Vi consigliamo di leggere il decalogo del telelavoratore proposto dal professore Patrizio Di Nicola.


Quali sono i limiti del telelavoro?

  • Problemi per i lavoratori.

Tre questioni vanno considerate per garantire che un programma di telelavoro possa produrre benefici che eccedano i costi.

  1. La prima riguarda il fatto che tale opzione può risultare un’esperienza di isolamento del lavoratore dalla cultura aziendale: non essere fisicamente presente rimuove significativi componenti dell’interazione tra lavoratore-collaboratori-supervisori. Alcuni telelavoratori lamentano una mancanza di interazione sociale e temono che l’avanzamento di carriera possa essere ostacolato dal lavoro off-site.
  2. Per quanto riguarda la seconda questione, dal punto di vista del telelavoratore costituisce un elemento di ansia l’impressione di essere “sorpassati” nelle promozioni e di lasciarsi scappare le buone occasioni. Per alcuni di essi, il telelavoro ha significato isolamento, incertezza per quanto riguarda le relazioni con i lavoratori che fisicamente si trovano in ufficio, nonché frustrazione per i potenziali dubbi che i collaboratori possono nutrire nei loro confronti, ritenendoli poco credibili come seri lavoratori. Lo stress che ne risulta può contrastare l’aumento della produttività e provocare un senso di insicurezza, con un impatto negativo sulla possibilità di trattenere il lavoratore nell’organizzazione.
  3. Infine, bisogna tener presente che, se è vero che il telelavoro generalmente consente al lavoratore di gestire meglio il rapporto lavoro-famiglia, a meno che questi non sia particolarmente disciplinato, c’è sempre il pericolo di un conflitto tra questi due elementi e di una distrazione nell’ambito domestico.
  • Limiti per l’organizzazione.

Per assicurare il successo di un programma di telelavoro, è necessario considerare altre questioni, questa volta relative all’organizzazione. Una ricerca condotta nel progetto E-GAP (E-society Gap Assessment Project) ha evidenziato alcuni fattori inibitori che sono alla base della resistenza che le piccole e medie imprese italiane nutrono nei confronti del telelavoro. In particolare, sono emerse tre categorie di ostacoli

  1. le imprese lamentano una incertezza normativa sull’utilizzo del telelavoro e sugli incentivi finanziari a sostegno della formazione, della ricerca e sviluppo, dell’innovazione e sperimentazione tecnologica e organizzativa;
  2. mancano informazioni chiare e specifiche sugli aspetti normativi e sui vantaggi per le aziende e i lavoratori: di conseguenza si ostacola lo sviluppo di un approccio culturale favorevole all’adozione del telelavoro.
  3. Infine, vi sono ostacoli tecnologici, che si identificano non tanto con un basso sviluppo delle ICT, quanto con la scarsa consapevolezza delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie digitali.

Le organizzazioni devono avere tecnologie e servers con un’adeguata capacità di supportare un programma di telelavoro. È difficile assicurare l’accesso remoto ai networks e ai dati aziendali e mantenere la produttività, considerando anche che i telelavoratori non sempre hanno a disposizione specialisti che risolvano eventuali guasti. Un’altra questione è relativa alla necessità di garantire la sicurezza delle informazioni riservate cui possono avere accesso i lavoratori home based o che possono essere trasferite al di fuori della sede aziendale su computer portatili o device che immagazzinano i dati.

Altro aspetto importante è la selezione di personale idoneo: per realizzare i benefici del telelavoro, è necessario che i telelavoratori siano auto-disciplinati e motivati, affinché siano in grado di gestire le numerose distrazioni dell’ambiente domestico. Vanno considerati anche i costi da sostenere per assicurarsi che il telelavoratore abbia l’hardware e il software appropriato, nonché adeguati strumenti di telecomunicazione che gli permettano di mantenere almeno inalterata la produttività tipica del lavoro d’ufficio. Si tratta di spese significative e le imprese devono definire la percentuale dei costi che intende assumere o sovvenzionare.

Un’ultima questione va analizzata: la imprese devono considerare il disagio che i supervisori possono provare nel gestire il telelavoro, dal momento che è frequente la sensazione di avere un minor controllo sui comportamenti e la produttività dei lavoratori off-site.


Quali sono i vantaggi del telelavoro?

  • I benefici per l’ambiente: il telelavoro ha un effetto positivo sulla qualità dell’aria e sulla congestione del traffico, dal momento che va a limitare gli spostamenti dei lavoratori verso e dal luogo di lavoro. Si tratta di una buona strategia anti-inquinamento (al punto tale che in California e in altri Stati ci osno programmi legali o fiscali atti ad incoraggiare l’implementazine del telelavoro) e in grado di riqualificare i nostri centri urbani.
  • I benefici sociali. il telelavoro consente di ampliare le opportunità di lavoro per quanti vivono in aree con un alto tasso di disoccupazione e per quelle fasce della forza lavoro più deboli. Dal momento che molti disabili sono fisicamente impossibilitati a recarsi a lavoro, pur essendo qualificati tanto da poter coprire una miriade di posizioni, le opzioni del telelavoro permettono alle aziende di usufruire anche delle loro capacità. Si tratta di una possibilità relativa non solo ai disabili che hanno una limitata mobilità fisica, ma anche a coloro che sono vincolati per altri motivi, come gli anziani o i genitori che necessitano o preferiscono restare a casa con i bambini.
  • I benefici per le imprese. Il primo beneficio che le imprese realizzano grazie al telelavoro è l’aumento della produttività, risultato ottenuto grazie al fatto che i telelavoratori hanno meno distrazioni rispetto a quelle che normalmente hanno in ufficio e sono stimolati a lavorare più ore. Nella maggior parte dei casi il tempo che normalmente un lavoratore perde nel traffico e nel viaggio verso/dall’ufficio ritorna a vantaggio dell’impresa sottoforma di tempo addizionale di lavoro. Alcuni studi dimostrano che in media la produttività dei telelavoratori è il 10-40% in più rispetto a quella ottenibile in ufficio.
    Un secondo beneficio documentato è il miglioramento del morale e della motivazione dei lavoratori: il telelavoro implica una manifestazione di fiducia nei loro confronti e, poiché non c’è una diretta supervisione, incoraggia l’indipendenza e l’autonomia, elementi particolarmente apprezzati dai dipendenti.
    Un terzo vantaggio è il miglioramento dei servizi offerti a clienti e consumatori. Le opzioni del telelavoro spesso includono una componente flessibile che permette ai lavoratori di scegliere gli orari in cui lavorare: tali opzioni, in particolare nelle posizioni relative al customer service, consentono alle aziende di trascendere le barriere geografiche e di fuso orario, estendendo le tipiche 8 ore di lavoro giornaliero a 24, ottenendo così un servizio continuo. Inoltre il telelavoro garantisce flessibilità anche nella creazione di team virtuali, che consentono di sfruttare in maniera ottimale le capacità dei componenti e di trascendere confini spazio-temporali.
    Tuttavia il maggior beneficio che ha spinto le imprese ad implementare il telelavoro è la riduzione dei costi operativi: è infatti possibile risparmiare sui costi relativi all’affitto degli uffici e alle necessità di occupazione, sulle tasse sui beni immobili e sulle spese di manutenzione. Un programma di telelavoro che permette alle persone di conservare il proprio lavoro anche quando necessitano di traslocare per motivi personali o familiari, riduce i costi di turnover e di reclutamento per le sostituzioni. Un programma che estende il bacino delle candidature al di là di una ragionevole distanza dalla sede fisica dell’impresa permette di assumere i candidati migliori, che altrimenti potrebbero non essere disponibili se non assumendosi le spese per il loro trasferimento.
    Un quinto beneficio del telelavoro è riduzione dell’assenteismo e del tasso di turnover: ciò è dovuto al fatto che viene offerta ai lavoratori una maggiore flessibilità nell’adattare la giornata lavorative alle proprie esigenze e nel completare il lavoro nei propri tempi. Il telelavoro può essere un fattore determinante nel garantire la conservazione dei talenti e facilitare il rientro nel lavoro dopo la nascita e l’adozione di un figlio, o dopo periodi di malattie del lavoratore stesso e dei familiari più vicini.
  • I benefici per il lavoratore. I lavoratori che possono usufruire di un programma di telelavoro sperimentano una pluralità di benefici, che hanno contribuito ad accrescerne la richiesta e la desiderabilità. Il primo vantaggio che va considerato è l’incremento della soddisfazione: i telelavoratori subiscono una minore pressione a produrre e si sentono “attivi”, gradiscono di più il loro lavoro rispetto a quando lo svolgono in ufficio. Questa “job satisfaction” è dovuta anche al fatto che i lavoratori possono avere un maggior controllo nel bilanciare il rapporto lavoro-famiglia. Inoltre la possibilità di gestire in maniera flessibile gli orari di lavoro, può contribuire a tale effetto, dal momento che viene rispettato lo stile di vita individuale e il ritmo lavorativo si concilia con i loro ritmi giornalieri.
    Un secondo beneficio è il risparmio di tempo e denaro che deriva dalla riduzione dei costi e dei tempi necessari per recarsi in azienda. Un tipico lavoratore che intraprende il telelavoro risparmia circa un’ora al giorno e buona parte delle spese per l’automobile e il carburante, nonché quelle per il guardaroba.
    Il terzo beneficio è l’incremento della produttività, in parte attribuibile all’aumento della job satisfaction. I lavoratori che svolgono le loro mansioni lontano dal luogo tipico di lavoro generalmente hanno meno distrazioni che possano impedire l’esecuzione dei compiti, il che può essere particolarmente positivo per quelle mansioni, compiti e progetti che richiedono concentrazione. L’incremento della produttività è una conseguenza anche della minore vulnerabilità e coinvolgimento con le politiche d’ufficio e si traduce in un maggiori possibilità di carriera all’interno dell’organizzazione.
    Il telelavoro, inoltre, garantisce opportunità di lavoro, altrimenti non disponibili, a quei lavoratori costretti a lavorare a casa, come i neo-genitori, gli anziani, i disabili e coloro che vivono in zone rurali. Quando le offerte di lavoro non sono limitate ai candidati che vivono ad una distanza ragionevole dall’azienda, agli individui che potrebbero restare senza lavoro viene offerta la possibilità di contribuire all’economia del paese e di guadagnarsi da vivere.

Perché si sceglie di “telelavorare”?

Se si e’ lavoratori dipendenti o “para-dipendenti” la molla principale, almeno all’inizio, e’ la distanza dal luogo di lavoro o condizioni famigliari che rendono difficile assentarsi per molte ore da casa. Poi subentra una forte gratificazione per l’autonomia che il telelavoro rende possibile, ad esempio in termini di flessibilità nella gestione del tempo di lavoro.

I lavoratori autonomi, invece, trovano nel telelavoro un modo non solo di conciliare lavoro e vita, ma anche un efficace sistema per ridurre i costi, ad esempio attrezzando ad ufficio una stanza dell’appartamento, per espandere la loro sfera di operatività geografica, per tenere meglio i contatti con i clienti.

Quanti sono in Italia i telelavoratori?

L’Italia si aggiudica la maglia nera: tra i Paesi europei che sfruttano le potenzialità del telelavoro, il nostro si colloca negli ultimi posti. Anche se nel 2008 i telelavoratori erano circa 800 mila – registrando una lieve crescita rispetto al 2007, in cui il telelavoro interessava 700 mila occupati, pari al 3,2% della forza lavoro –  siamo ancora lontani dai tassi di penetrazione che si raggiungono, ad esempio, in Finlandia, Olanda e Svezia – dove la quota di telelavoratori sale al 27,6% – o nel Regno Unito, Germania e Danimarca – dove telelavora un occupato su cinque.
L’incremento previsto nel prossimo futuro – nel periodo tra il 2007 e il 2011 – è del 7,1%, stima non sufficiente a raggiungere la media europea. Eppure la diffusione del telelavoro è favorita anche dall’Unione Europea, che nel 2002 ha raggiunto un accordo quadro su tale forma di lavoro e preme sui Paesi membri affinché si adoperino nell’implementarla. Inoltre, l’accordo interconfederale siglato in Italia nel giugno del 2004 da Confindustria, sindacati compatti e 19 associazioni imprenditoriali offre la possibilità di lavorare da casa con le stesse garanzie e tutele dei lavoratori in ufficio.

Come giustificare il nostro ritardo? Secondo alcuni il problema sta nel nostro modello economico, poco incline al telelavoro: come afferma Luca Solari – docente di Organizzazione aziendale e Sviluppo delle risorse umane dell’Università Statale di Milano – nella nostra economia un ruolo centrale è assunto dal settore manifatturiero, settore in cui la presenza fisica del lavoratore resta ineliminabile. La nostra struttura produttiva si basa prevalentemente su PMI in cui il lavoro è ancora manuale e in cui è forte l’esigenza di un controllo fisico del lavoratore.
Tuttavia, l’arretratezza italiana va ricondotta anche alla presenza di resistenze culturali e chiama in causa il gap tecnologico. Le nostre imprese, infatti, sono ancorate al tradizionale modello gerarchico burocratico e al conseguente pregiudizio che lega la qualità e la quantità della produttività alla presenza fisica sul posto di lavoro. Spesso anche i sindacati si schierano contro il telelavoro, che giudicano una questione “superata” sia per la nostra “debolezza tecnologica”, sia per il nostro approccio culturale al lavoro: “…per noi è un elemento centrale anche in termini di relazioni sociali, di integrazione e di crescita professionale – afferma Renata Polverini, segretario generale della Ugl – Il telelavoro riduce queste possibilità. E’ positivo come modalità per le persone che hanno handicap fisici e in momenti in cui si ha necessità di rimanere a casa, per esempio la maternità. Ma io lo considero una tipologia di lavoro che non include, mentre l’inclusione è una componete fondamentale del lavoro”. Un ulteriore vincolo è costituito dall’arretratezza tecnologica e dai costi da sostenere per “attrezzare” l’abitazione dei lavoratori: non a caso, le imprese che ricorrono maggiormente al telelavoro sono quelle del settore delle telecomunicazioni, come Telelcom Italia, la cui esperienza del 1998 rappresenta una best practice a livello nazionale e internzionale.

Eppure il telelavoro ha i suoi vantaggi e molte esperienze positive ne hanno dato ampia dimostrazione. I risparmi conseguibili sono significativi: lasciando lavorare i dipendenti in modalità remota, si ottimizza la gestione delle risorse e degli spazi di lavoro, riducendone i costi. Anche il lavoratore ne trae vantaggi, risparmiando tempo e riducendo le spese per il carburante necessario per raggiungere l’ufficio. Molte ricerche, inoltre, confermano che i telelavoratori tendono a lavorare di più e ad essere più produttivi rispetto ai non telelavoratori. Anche Poste Italiane ha constatato questo importante vantaggio: in una sperimentazione nel contact center, l’aumento della produttività dei telelavoratori è stato pari al 30% e si è registrata un riduzione del tasso di assenteismo del 25%. Il piano di telelavoro ha avuto un tale successo da stimolare il lancio di un ulteriore programma, ma soprattutto è stato in grado di abbattere la resistenza dei capi, legati all’esigenza di tenere vicini i dipendenti.

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