Telelavoro e Smart Work nella Pubblica Amministrazione: un altro convegno

Ieri ho partecipato a un convegno su Telelavoro e Smart Work nella Pubblica Amministrazione (qui il sito e il programma). Era da un po’ di anni che mi rifiutavo di partecipare, sia come speaker che come pubblico a eventi su questo tema. Sono infatti convinto che ormai non serva più parlare di telelavoro e simili, ma bisogna solo deciderlo di farlo. Tutte le tecnologie abilitanti sono ormai disponibili, le attività telelavorabili sono note e chiare, i vantaggi e svantaggi talmente dibattuti che li conosciamo a memoria come le poesie di Carducci. Abbiamo le norme: l’accordo quadro europeo del 2002 e quello nazionale del 2004 per il settore privato. Nella Pubblica Amministrazione esiste un accordo sin dal 2000 e anche varie leggi: dalla Bassanini Ter fino al Regolamento AIPA e alle Prescrizioni tecniche. Tutte norme vecchie di tre lustri, che però neanche quando erano nuove di zecca sono riuscite a spingere l’adozione del telelavoro presso una dirigenza tecnologicamente immatura e timorosa di innovare l’organizzazione del lavoro.
Mi sono pentito di partecipare al convegno di ieri? In parte si: molti interventi replicavano quelli di moda tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000, elencando generici vantaggi e altrettanto generiche difficoltà. Naturalmente gli speaker non erano gli stessi, ma questo e’ un’aggravante: significa che anche studiosi o funzionari e dirigenti di una nuova generazione non sono riusciti a fare passi avanti, limitandosi a riprendere quanto prodotto all’inizio del secolo. Altri, come d’uso, hanno predicato bene, razzolando però malissimo: sanno bene cosa bisogna fare, ma nel loro lavoro e nei loro Enti si guardano bene dal ripensare i metodi di lavoro per adottare telelavoro e smart work. In futuro … forse…
Non tutto il tempo passato seduto nella bella sala della Corte dei Conti (ove si dice vi sia un solo telelavoratore…) è stato inutile. Il caso di telelavoro presentato dalla Provincia Autonoma di Trento è il migliore esistente nella PA (almeno a mia conoscenza) e non si limita a una sperimentazione di 10 casi, ma coinvolge oltre 200 lavoratori, con la previsione, grazie all’introduzione dello Smart Work, di arrivare a 400, circa il 15% delle posizioni telelavorabili nella Provincia. Ne è discesa la necessità di ripensare l’Organizzazione per renderla adatta a tale massa di telelavoratori. Essere Autonomi aiuta ad essere liberi di innovare.
Un altro caso presentato è quello del Comune di Torino, dove i telelavoratori sono ancora una ventina, ma in crescita. Chiedendo aiuto a Trento il tutto puo’ migliorare. Forse sarebbe il caso di creare un tavolo (meglio una chat o un social network) di scambio di esperienze tra le PA che usano o stanno sperimentando il telelavoro e lo Smart Work. Tutti ne gioverebbero.
Per finire una mezza promessa venuta dal rappresentante dell’Agenzia per la mobilità di Roma: i prossimi bandi, che di solito co-finanziano navette aziendali, pool car e auto condivise, potrebbero prevedere un aiuto anche per le aziende che intendono iniziare il telelavoro. Vista la situazione del traffico, dell’inquinamento e la pietosa condizione dei mezzi pubblici della Capitale (con il Giubileo alle porte) saranno i soldi meglio spesi degli ultimi anni.

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