Flexible o Smart Work: davvero così tanto diffuso?

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Viene riportato da Vodafone  un sondaggio sull’impiego del Flexible Work in 10 paesi. I risultati, sinceramente, mi paiono un po’ confusi: da una parte viene detto che  “il 75% delle aziende, a livello globale, ha introdotto politiche di lavoro flessibile per consentire ai loro dipendenti di organizzare in modo più autonomo la propria giornata di lavoro, utilizzando le tecnologie più avanzate per lavorare da casa o in mobilità”. Come sa chi segue questo blog, si tratta di una percentuale davvero incredibile, almeno a stare ai dati degli istituti di Statistica di mezzo mondo.

Poi, leggendo meglio, si vede che la ricerca non è sullo Smart Work, ma sul lavoro flessibile (non agile): “Il part-time (36%) e l’orario flessibile (37%) sono le opzioni maggiormente utilizzate dai lavoratori, seguite dalla possibilità di lavorare in altri luoghi, come per esempio da casa (22%)”.  Quindi i numeri, purtroppo, si riducono molto. Se davvero in Italia ci fossero così tanti smartworker non avremmo bisogno di alcuna norma di stimolo del lavoro agile…

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