Telelavoro e Smart Work secondo La Repubblica

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Con una inchiesta di Luisa Grion il quotidiano La Repubblica affronta le differenze tra il “vecchio” telelavoro e il “nuovo” smart work. Le principali differenze vengono sintetizzate così:

“il primo – introdotto in Italia una ventina d’anni fa – è meno flessibile, prevede una postazione fissa (il “vecchio” computer di casa), mansioni più ripetitive e una modalità di lavoro stabile: in passato era considerato il top per le mamme disposte a rinunciare alla carriera per lavorare dando un’occhiata ai figli. Il secondo ne rappresenta la forma evoluta: ha bisogno solo di un collegamento Internet – quindi basta lo smartphone senza alcun legame di luogo – si pratica generalmente solo 1 o 2 giorni a settimana, e soprattutto prevede che si ragioni in termini di obiettivi raggiunti. Quindi eliminando le funzioni di controllo: parla il risultato ottenuto, non il cartellino timbrato. ”

Inutile dire che la sintesi è un po’ affrettata: l’idea che chi telelavora rinuncia alla carriera non è certo una regola, ma una patologia che deriva da capi che pensano che solo chi passa 10 ore dietro a una scrivania in ufficio sia un buon lavoratore. Neanche è vero che il telelavoro è per coloro che hanno un compito ripetitivo e una qualifica bassa: altrimenti non si capirebbe come mai nel mondo usano il telelavoro milioni di programmatori, analisti, riecrcatori, capi a tutti i livelli, ecc. I quali, anche nel telelavoro, vengono valutati per gli obiettivi raggiunti e non per la timbratura del cartellino. E non giurerei neanche sul fatto che questi usino una postazione fissa.

Lo smart work, questa la sua verà novità, rappresenta un cambio di cultura che deve interessare non solo chi lo usa, ma l’intera azienda. Cosa che non sempre succede: molti contratti aziendali prevedono che lo smart work riguardi al massimo 10-20 giorni  lavorativi all’anno, lontano dalle feste e dal fine settimana e che tali giornate siano soggetti a routine di autorizzazione preventiva come per le ferie. Davvero è così innovativo?

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